La proficua esperienza campana è iniziata venerdì 15 marzo, quando un primo gruppo di foulard bianchi lombardi è stato accolto al casello di Caserta Nord dall’instancabile e sorridente FB Remo.

Man mano che le ore passavano ecco arrivare “da mille strade diverse” i Foulard Bianchi delle regioni limitrofe, ma anche dal Veneto alla Sicilia, dalla Lombardia alla Puglia.

Primo appuntamento: il convegno organizzato dal Masci sulle nuove frontiere della criminalità organizzata. Si sono alternati Luca Miceli, magistrato, che insisteva sul ruolo dell’educazione e dell’ istruzione come  armi potenti per combattere l’illegalità; il sindaco Renato Natale, testimone di un  suo tratto di strada con don Peppe; Mariano Di Palma, referente  della Campania per “Libera”, che ha descritto il senso e le attività di questa associazione che “rigenera” legalità laddove prima c’erano violenza e sopraffazione.

Al termine ci aspettava un caffè utile al finanziamento del neonato reparto del Casal di Principe.

Quei ragazzi vivono in una terra tanto bella, quanto difficile; le loro attività si svolgono nella Casa don Diana confiscata alla camorra che ne aveva fatto un lussuoso covo di delinquenti. Ora è sede di laboratori didattico formativi, di una biblioteca e di percorsi di studio.

Nella Chiesa di San Nicola siamo entrati in quella stanza che ha raccolto l’ultimo respiro di don Peppe. Il racconto dell’amico FB Nello ci ha fatto rivivere nel dettaglio quanto accaduto quel  mattino del 19 marzo 1994. Abbiamo chiaramente compreso il senso dell’olocausto di don Peppe che si è prodigato per affermare la dignità della vita che si manifesta nella libertà e nella giustizia. La sua Chiesa era al servizio degli ultimi e tra di loro amava confondersi ogni giorno, indossando anche il suo fazzolettone bianco.

Al termine della Santa Messa, celebrata dal parroco don Franco Picone, si è tenuto il nostro momento, guidato dall’AE dei Foulard Bianchi, Mons. Maurizio Stefanutti. Insieme abbiamo cantato, pregato e meditato su alcuni passi del testo: “Per amore del mio popolo non tacerò”. Questo il titolo del  documento redatto nel Natale del ‘91 da un gruppo di preti della forania di Casal di Principe. Insieme si schierarono apertamente contro la camorra. Tra gli autori c’era anche don Peppe Diana.

A tarda sera la Comunità Campana dei Foulard Bianchi ha accolto numerosi fratelli e sorelle nella storica sede del Caserta offrendo leccornie di cui la cucina campana è nota.

Era un piacere vedere tanti FB di regioni diverse “stare bene insieme”; un momento così prezioso che i due responsabili nazionali, presenti insieme all’AE don Maurizio, ne hanno approfittato per una onesta e breve verifica. In modo schietto, ma costruttivo, si stono evidenziate alcune difficoltà di relazione tra gli FB di una stessa regione, il tempo limitato per ritrovarsi, la mancanza di progettazione territoriale, la scarsa partecipazione agli eventi nazionali…

Tutto ciò rimediabile con un po’ di impegno e di atteggiamento umile e disponibile all’ascolto e all’accoglienza.

La domenica mattina tutti allo stadio di Casal di Principe.

Cinquemila, seimila settemila scout? Chi può dirlo… era un   fiume di camiciotti azzurri e grigi, di  canti e di slogan in favore della Giustizia e della Pace  che hanno invaso pacificamente le vie del paese.

La tappa conclusiva del nostro viaggio ci ha portato di fronte alla nuova statua bronzea che rappresenta don Peppe a grandezza naturale. «È il momento in cui don Diana sta per cadere a terra colpito dai proiettili del killer, ma non cade, perché gli eroi non muoiono».

Ha detto e lo ha rappresentato così, il suo don Diana, don Battista Marello, prete per vocazione e artista per passione.

Infine le parole del parroco, della sorella Marisa e di Augusto Di Meo, testimone oculare dell’assassinio ci hanno condotto alla tomba di don Peppe. Lì ci siamo congedati da lui, ma non è stata la fine del nostro viaggio, bensì una partenza da dove abbiamo recuperato forza ed energia.

Sul grande libro delle firme e dei pensieri che in tanti lasciano a don Peppe ecco anche il nostro scritto: “Noi andremo avanti!”. Questo il nostro impegno preso con don Peppe a nome di tutta la Comunità.

 Silvana, Lanfranco e don Maurizio