Parma, 9/11/2000

Caro Cesare,
il tuo ricordo è sempre generoso e simpatico.

Grazie. Il problema che tu sollevi è serio. Quando nella seconda metà degli anni 70 si affermò il volontariato, ricordo le riflessioni in Agesci attorno al concetto di servizio e a quello di volontariato.

Per il primo c’è al centro l’altro, che è, in un certo senso; il mio padrone che io devo servire. Per il secondo ci sono al centro io, che faccio anche delle cose buone, quando, come, dove voglio io.

Era chiaro che era una distinzione fondamentale, e che il capo scout non faceva volontariato ma servizio. La terminologia è rimasta, e questo è importante, ma la mentalità del “volontariato “ha invaso anche gli scout, per cui i capi si mettono a disposizione “come volontari” per un anno, per tre anni.

Come ben dici tu il servizio è una scelta di vita che deriva dal mio rapporto con Dio, il volontariato è scelta occasionale, in vista della mia crescita, della mia realizzazione, delle mie esperienze. ll probema è dello Scautismo, ma non solo dello Scautismo.

Si può portare la nostra cultura alla scoperta della. vita come servizio.

Quando la cultura era più sociale, più comunitaria, l’idea di servizio era più forte, ma oggi quando la cultura dominante è individualista l’idea di servizio è molto più controcorrente.

Tu mi dirai: ma lo Scautismo ha sempre educato a formare persone culturalmente alternative alla cultura dominante. Disperare? Mai perché la cultura è sempre stata fatta da pochi convinti: è sempre stata un seme piccolo che è diventato albero. E forse già adesso in qualche luogo c’è il seme per uno Scautismo ricco di vita e di cultura alternativa.

Ciao Cesare.

Il Signore ti benedica

Cesare

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