Roma, 3 marzo 1996

All’incontro degli Incaricati Regionali e della Pattuglia Nazionale F.B. ha partecipato la Capo Guida M. Ornella Fulvio. Di seguito una sintesi del suo più ampio intervento riportato dalla stampa associativa. Ornella ha alla sue spalle un cammino di servizio a Lourdes, iniziato all’età di sedici anni e culminato, poi, nella scelta della Promessa di Titolare Foulard Bianco.

Attualmente condivide il mandato di Capo Guida dell’Associazione con Franco La Ferla uno dei primi Foulard Bianchi Italiani.

Tredici anni di servizio a Lourdes hanno assunto signifi cato non solo sulla strada di Capo!

Hanno rinforzato l’impegno di servizio nei confronti dei giovani, in quanto “minori” della società, ma hanno anche caratterizzato la dimensione del servizio professionale. Per quanto mi riguarda, mi sono laureata in legge, ma poi ho in un certo senso “deviato”, laureandomi anche in psicologia, proprio per orientare la mia vita ad un certo tipo di servizio. Io sono convinta che una forte radice di questa espressione professionale sia stata nella mia esperienza di servizio a Lourdes.

Credo che il giovane senta un gran bisogno di raffrontarsi con un adulto che gli parli, che gli esprima di volergli bene e che si impegna nei suoi confronti.

Il mondo della sofferenza, e Lourdes in particolare, favoriscono questo incontro di esigenze.

Per quanto riguarda il servizio in generale, io credo che nei ragazzi di oggi il bisogno di “essere, di sentirsi persone” debba passare attraverso un’esperienza di contatto con le “persone”.

Il consiglio che posso offrire è di ricercare al meglio questo contatto e di confrontare, poi, con il Capo (attività quindi che il Capo deve prendere nella sua proposta educativa) il signifi cato che esso ha assunto nella propria personalità: sì da identifi care quali sono state le “cose” che hanno fatto più “soffrire” e quelle che hanno dato più gioia.

La spiritualità nell’AGESCI è una esperienza tutta particolare fatta di una complessità di “cose” che si esplicano fondamentalmente nella capacità di un contatto con la dimensione divina fatta attraverso l’esperienza concreta. Secondo me, lo scautismo in genere e l’AGESCI nello specifi co, danno la possibilità di far vivere e di vivere uno spazio per arrivare a Dio. Molto però dipende da noi Capi!

Un capo che fa spiritualità deve maturare dentro di sé la capacità di saper cogliere nell’ambiente esterno, nella realtà naturale e nelle persone, un’occasione per coltivare la preghiera, per radicare la propria fede e per testimoniarla. Egli deve continuamente lavorare su se stesso, per acquisire sempre più competenza (in questo caso nella proposta spirituale), se vuol poi fare una valida, effi cace propo-sta educativa ai ragazzi: ci deve essere un parallelo quindi tra la dimensione “essere” e “saper essere educatore”.

La spiritualità Scout è una occasione privilegiata che ha un suo “specifi co”, che offre un cammino di crescita parallelo ad una progressione nella fede.

È un qualcosa di peculiare allo scautismo; che è valida perché è così.

M. Ornella Fulvio
Capo Guida Agesci

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