Chiedo accoglienza nella Comunità

Carissimi fratelli e sorelle F.B., chiedo accoglienza nella Comunità.

Sapete che, come Responsabile Nazionale, il Signore mi ha chiamato per SER VIRE, per animare e stimolare ciascuno (me compreso) a tener fede all’impegno assunto liberamente e coscientemente: quello di donare ai giovani e agli ammalati.

Se sia in grado di farlo, anche questo il Signore lo ha stabilito già, ma sappiate di avermi sempre vicino e disponibile, insieme alla Pattuglia nazionale e al nostro A.E. Padre Pierluigi Sodani.

Tutti noi siamo determinati, con l’aiuto della S. Vergine a fare quanto necessario per “servire” riflessione che mi permetto di proporvi.

Un impegno come il nostro non può prescindere dall’aver ben chiari due elementi cardine: avere ben presenti il senso della COMUNITA’ e quello del SERVIZIO.

La nostra peculiarità sta proprio nel fatto che, per nostra stessa scelta, il primo non può aver vita a sé, ma va coniugato necessariamente con il secondo, e viceversa. Mi spiego. Per ogni F.B. la scelta di servire gli ammalati e i giovani operosamente è segno di un impegno individuale libero, coraggioso e difficile, che va sondato con la propria coscienza e secondo la misura della Fede di cui il Signore ci fa dono.

Ma, carissimi fratelli, non possiamo vivere questa scelta da soli!

Se il servizio è espressione autentica della fede, esso deve essere vissuto, irrobustito e verificato nella Comunità.

Oggi più che mai è urgente la necessità di incoraggiarci a vicenda e di ridirci le ragioni della fede e della speranza che è in noi.

In una Comunità di Fede, quale è la nostra, ognuno di noi non compone un aggregato sociale denominato freddamente “comunità”, ma ognuno costituisce elemento vivo a salvaguardia di una identità che vive attraverso un impegno, si personale, ma a dimensione fortemente comunitaria.

La nostra comunità quindi deve aver rispetto per ognuno, stimare come ricchezza la diversità essere pervasa dallo spirito di accoglienza, vivere in umiltà il suo impegno, testimoniando “operosamente” (S. Paolo) la sua scelta verso gli ultimi.

Dobbiamo prendere coscienza di appartenere tutti ad uno stesso corpo “noi pur essendo molti siamo un corpo solo. Tutti infatti partecipiamo dell’unico Pane” (1 Cor. l O, 17).

La questione dell’essere Comunità e del servizio quindi va spostata dalla “periferia” al “centro” della nostra attenzione.

Non posso esimermi, a tal proposito, di rinnovarvi l’invito per l’Assemblea Nazionale del 13 e 14 maggio: sarà un’occasione unica per stringerci la mano, per pregare, discutere e insieme costruire la nostra Comunità.

Salvatore Sibilla

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