Venezia, 27 – 28 maggio 1989

Mi sento un po’ stretto a rappresentare ufficialmente Michele Giaculli, presidente del MASCI.

Io per natura sono un “badilante” e come tale i miei quarant’anni di servizio li ho fatti in quel senso. Tuttavia credo che sia doveroso che questa voce si senta, anzitutto perché il Presidente è lui stesso un Foulard Blanc.

econdo perchè credo che in questa vicenda attuale dello Scoutismo Italiano, e spero non solo Italiano, una nuova frontiera, e credo non minore come importanza, come prestigio e come attrazione, è questo affacciarsi, di sentirsi uniti, assieme, in comunità dei giovani e degli adulti.

È importante questo aspetto per lo Scautismo nel senso più vasto, e noi di questo ci rendiamo conto essendo forse al momento attuale l’unica realtà sulla quale i Capi i Rovers e le Scolte dell’AGESCI e gli Adulti Scouts Italiani cogestiscono un’impresa a parità di dignità. Ecco io mi sono battuto strenuamen-te perchè nella carta intestata apparissero i due simboli, ma non per un aspetto formale, che non ha nessun signifi cato, ma perché ciascuno sentisse il peso, la responsabilità ed anche il piacere di giocarsi assieme il peso, la responsabilità ed anche il piacere di giocarsi assieme nell’aspetto fondamentale e nel contenuto ultimo e più pieno del nostro essere Scout: il servizio.

Io credo che possiamo liberarci il tutto forse anche della divisa, io sono uno strenuo difensore dell’uni-forme, ma non ci potremmo mai liberare della promessa la quale rimane la forza, il sostegno unico del nostro movimento, perchè basata sulla parola, sulla fi ducia e questo senso della Promessa è la nostra “ polizia”, è la nostra Legge, il nostro “tribunale”, tutti gli attributi che la società civile si dà in organizza-zione di tutela e di repressione, sono legati ad un faccio semplice, a un’utopia: la parola data. Ugualmente l’impegno della Promessa ci lega a un altro aspetto apparentemente significante.

Però qui in coscienza ciascuno di noi, a prescindere dall’età e dai luoghi, è tenuto: aiutare gli altri, in ogni circostanza. Che vuol dir niente e vuol dire tutto, però sempre l’abbiamo “tra i piedi” in ogni momento. Ora credo che questo aspetto di impegno comune, legato a una parola che abbiamo data e collocata nel cuore di ciascuno di noi, sia l’elemento unifi cante del nostro essere Scout, indifferente-mente se siamo una Associazione giovanile o se siamo una Associazione adulta.

Perché penso che questo sia il domani dello Scoutismo, perchè alla società stessa che si incammina ne-gli anni duemila il recupero del ruolo degli adulti non come gestori di potere, ma come fonte di servizio, credo sia la nuova sfi da alla quale lo Scoutismo deve aderire e lanciare negli anni futuri. Essere esempio di una fraternità che non si gioca sulla maturità solo e non si gioca neanche sulla competenza, ma si gioca sul fare strada assieme e una condivisione totale, perchè sempre si impara e sempre si insegna. È questo il concetto dei nuovi programmi del MASCI, che si sta valorizzando ancora di più di quello che non è stato fatto finora per l’educazione permanente.

Un’ultima preghiera vorrei farvi: desidererei che, nella Santa Messa di domani, venisse ricordato un amico e un maestro a me molto caro, al quale dobbiamo la ripresa di questa nostra Comunità: Renato Ferraro, che da qualche anno ci ha lasciato.

Buon Lavoro!

Enrico Dalmastri
Consigliere Nazionale Masci

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