PROGETTO DELLA COMUNITÀ ITALIANA NDL FOULARDS BIANCHI PER GLI ANNI ‘90

La Comunità Nazionale dei Foulards Bianchi riunita in Assemblea a Venezia il 27 e 28 maggio 1989 esprime il seguente documento finale come sintesi sia dei lavori svolti sia delle percezioni e opinioni emerse durante l’Assemblea stessa.

GLI ULTIMI : DOVE INIZIA LA SPERANZA

“Cercavo e sono stato trovato”
Chi è l’ultimo per noi credenti ???… La parabola del Buon Samaritano ci dice da un lato chi è l’ultimo: chi è emarginato da un contesto sociale, religioso, politico, dei potenti. Dall’altro lo stile di come farsi prossimo, servendo gli ultimi evangelicamente.

Innanzi tutto occorre guardare gli ultimi riconoscendo la loro piena dignità di persone.

“La Signora mi ha guardato per la prima volta come si guarda una persona”. Questa è la sola condizione che permette un’autentica promozione umana: l’amore che sa mettersi a fianco di chi ha bisogno crea liberazione. Da qui nasce un motivo di speranza per tutti gli ultimi in quanto si sentono personalmente amati da Cristo che si è fatto l’ultimo degli ultimi.

Solo attraverso una “pedagogia dell’amore” si acquisisce la disponibilità al servizio.

È necessario ripercorrere a fondo il cammino, dalla Promessa alla Partenza, del nostro essere Scout.

L’intuizione pedagogica di B.P. contiene quelle caratteristiche che sono peculiari alla “pedagogia dell’amore”. La proposta di servizio che è gratuità, dono, risposta generosa a una chiamata.

  • L’educazione al carattere, che abitua a saper accogliere i piccoli sacrifici quotidiani, diventando palestra per l’accettazione della sofferenza.
  • L’esperienza vissuta della semplicità di vita, dell’essenzialità, in contrapposizione ai modelli consumistici che non ci consentono di accorgerci di chi soffre al nostro fianco.
  • Il valore della Strada, intesa come “pellegrinaggio”, con l’attenzione di camminare rimanendo al passo del più debole.
  • La comunità come luogo dove si vive concretamente l’attenzione agli altri.
  • L’educare ad una fraternità mondiale che ci permette di allargare gli orizzonti dal “borgo selvaggio” al “villaggio globale”. Dimensione questa di Chiesa universale che è concretamente vissuta anche a Lourdes.

È importante a questo punto porre attenzione alle nuove forme di emarginazione oggi emergenti: l’emigrazione dal Terzo Mondo con tutte le forme di segregazione conseguenti, la droga, l’AIDS, lo sfruttamento dei minori, il mancato rispetto della vita, ecc..

Si impongono oggi nuove elaborazioni culturali che valorizzano l’accoglienza, la solidarietà, come presupposti di un volontariato competente e fattivo.
Il secondo punto della Promessa F.B. è quello dell’impegno a servire, oltre gli ammalati, i giovani. Dalla discussione dei gruppi sono emerse le seguenti considerazioni :

REALTÀ GIOVANILE

I giovani sono alla continua ricerca di punti fermi a cui riferirsi, di idee chiare, sintetiche, semplici che rispecchiano la loro richiesta di chiarezza, di ideali, di modelli non da imitare ma da considerare punti fermi.

Oggi la società offre utopie non facilmente realizzabili, offre un modello consumistico di giovane da sfruttare a scopo commerciale senza riuscire a dare una “idealità” che informi la vita e le azioni.

La reazione a questo stato di cose è il rifugiarsi in un mondo dove tutto è falsato dalla visione di ciò che si vorrebbe, in modo confuso e dall’estraniarsi da mondo dove l’adulto non è modello da seguire per la ricerca e lo sviluppo della propria personalità, ma è colui che sfrutta.

Il giovane nella sua sensibilità si accorge di ciò, ma non avendo punti di riferimento fermi tende a sfuggire la realtà creandosi spesso falsi miti (musica, droga ecc.), vi è crisi di ideali, vi è mancanza di fede in un qualcosa di soprannaturale a cui tendere per fine ultimo come scopo della vita.

SCELTA DI SERVIZIO

Il servizio deve essere affrontato con una forte motivazione personale, frutto di esperienza vissuta sia come conoscenza del problema nel quale si è coinvolti, sia come risultato di una profonda riflessione interiore.

Non è sufficiente la gratificazione ottenuta dallo “svolgimento” del servizio:  questo deve diventare scelta seria che coinvolga totalmente la persona.
Il servizio nasce come atto di amore che, anche se non subito, diventa atto di fede che presuppone un cammino impegnativo nel quale il giovane deve essere costantemente ascoltato, consigliato, seguito dal Capo e dall’Assistente Ecclesiastico.

Il Clan e la Comunità F. B. diventano i luoghi privilegiati nei quali si impara a servire e si è aiutati a farlo.

RESPONSABILITÀ DELLA FAMIGLIA

Fondamentale è il ruolo che gioca la famiglia nella scelta del giovane di porsi in atteggiamento di servizio.

Spesso il giovane non trova comprensione all’interno della famiglia ed è costretto lui stesso a porsi come elemento di crisi esistenziale per i genitori.
Alla sua scelta, quasi sempre sofferta, di rinunciare a se stesso corrisponde in molti casi un opinione negativa sui propri genitori e il rimproverare loro una vita superficiale e tesa a beni materiali.

Queste posizioni diverse creano una frattura tra figli e genitori che poco aiuta i giovani ad avere l’appoggio necessario alla loro crescita.

La Comunità F.B. prende coscienza di questo fatto e auspica ovunque possibile un aiuto ai giovani nel maturare le loro scelte e un invito ai genitori a forzare nei figli una capacità di giudizio e di autonomia.

AMBIENTI DI SERVIZIO

Nella determinazione degli ambienti di servizio dobbiamo innanzi tutto tener conto del nostro specifico Scout e delle nostre forze. Da ciò discende naturale l’impegno prioritario all’interno dell’Associazione.

Una volta attuato un rapporto vivo con i giovani della nostra Branca R/S , potremo avvalerci di questa per allargare il nostro servizio nei territori in cui lavorano le nostre Unità.

Per far questo bisogna ovviamente partire dalle Comunità Capi, e quindi dalle esperienze di Formazione Capi attraverso una presenza costante della Comunità F.B. nella regione e nelle Zone.

Riteniamo molto importante mantenere un contatto aperto con le famiglie dei nostri giovani, per una comprensione globale delle personalità e dei problemi di coloro che vogliamo aiutare a maturare.

PREPARARSI AL SERVIZIO

L’invito al servizio da parte della Branca R/S non deve partire dal convincimento che esso sia utile al giovane in sé, ma dalla coscienza della testimonianza di una scelta di vita dell’adulto che offre sé stesso come modello trasparente al giovane che deve ancora maturare la sua individuale e irripetibile personalità.

Per ben preparare i ragazzi al servizio è quindi fondamentale la figura e il ruolo attivo del Capo.

Il giovane, da parte sua, deve seriamente impegnarsi ad utilizzare tutti gli strumenti educativi fornitigli, per vivere questa esperienza come arricchimento per sé e per la Comunità.

In questo senso la verifica continuativa è importantissima.

CRESCERE NEL SERVIZIO

Servire è amare, non si serve perché è gratificante ma perché è a favore di qualcuno, della sua crescita, della sua ricerca di una sana felicità.

Servire è essere sulla strada del Cristo.

Servire vuol dire porsi a modello per stimolare le scelte di chi segue.

È responsabilità del Capo essere la cartina al tornasole di una idealità trasmessa ed accettata perché la proposta fatta è convalidata dallo stile di vita del proponente. L’adulto, il Capo, nel porsi come testimone, deve essere vero, ciò che dice è esattamente ciò che pensa ed attua nella vita giornaliera.
Servire è scelta vissuta nella comunità pur nella intimità personale.

Servire è coinvolgimento del giovane, del Capo e dell’Assistente Ecclesiastico, a cui spetta come Capo e Sacerdote essere testimone particolare del Cristo.

Servizio vuol dire continua disponibilità a verificarsi comunitariamente.

PROPOSTE OPERATIVE

a) Richiamiamo l’AGESCI a predisporre l’atteggiamento favorevole ad accogliere la chiamata al Servizio fin dalle unità giovanili (L/C e E/G) attraverso il recupero metodo logico della B.A. ed altri strumenti per sviluppare la bontà e l’amore.

b) Ribadiamo che il servizio a Lourdes è valido e da proporre alle unità delle Branche R/S, alle Comunità Capi e alle comunità MASCI mediante esperienze con i giovani a Lourdes (Stages, Routes o Pellegrinaggi) e sensibilizzazione al servizio nel mondo della sofferenza nelle realtà locali.

c) Invitiamo i Clan e i Noviziati a offrire e programmare degli stages di animazione al Camp. Des Jeunes per sviluppare un corretto rapporto di lettura della realtà giovanile e porsi in atteggiamento di servizio verso questa realtà.

d) Proseguiamo nello sforzo dei F.B. di organizzare delle Botteghe e dei Cantieri sul servizio con esperienze coi malati per la Branca R/S e le comunità MASCI e di studiare delle forme di avvicinamento al mondo della malattia e della sofferenza per la Branca E/G

e) Raccomandiamo all’AGESCI di promuovere l’inserimento nelle unità di bambini e ragazzi portatori di handicap fisici e psichici.

f) Riteniamo che la Comunità F.B. debba essere aperta all’accoglienza di giovani e adulti di provenienza extra-associativa per far loro conoscere la realtà di Lourdes e del mondo dei malati e per facilitare il loro inserimento in organizzazioni di pellegrinaggio o verso una scelta di servizio svolta in ambiente Scout Comunità F.B., se ne hanno la vocazione.

g) Ribadiamo la necessità di una maggiore sensibilizzazione dei capi della Branca R/S nei confronti del servizio extra associativo verso gli ammalati e verso le persone con difficoltà fisiche o psicologiche, coinvolgendo anche la Formazione Capi (sessioni specifiche sul tema”Servizio e sofferenza” nei Campi Scuola CFM – CFA).

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