IL DONO DI ESSERE FOULARD BIANCO

Nel mondo ci sono circa 25 milioni di ragazzi, ragazze ed adulti che vestono la divisa scout. Molti di più sono però coloro che l’hanno indossata e serbano nel cuore il ricordo di tutte le “avventure” vissute nello scoutismo.

Anche noi Foulards Bianchi, nel nostro piccolo, possiamo dire di avere radici un po’ dovunque: abbiamo notizie di F.B. emigrati in Australia che continuano, di tanto  in tanto, a recarsi a Lourdes.

La grande differenza che esiste tra lo scoutismo in genere e l’essere F.B. è anche il primo – lo scoutismo – è uno strumento, entusiasmante, bellissimo, ma solo uno strumento: per crescere, capire, diventare “buoni cittadini”. Prima o poi si dovrà lasciare, si dovrà abbandonare, pur conservando lo “stile scout”.

L’essere Foulard Bianco è qualcosa di più, andiamo oltre il metodo, lo strumento di crescita; siamo nella dimensione delle scelte di vita concrete, tangibili, che durano, appunto, per tutta la vita.

La Comunità F.B. non può e non deve essere considerata come un periodo di passaggio, una ennesima branca dell’Agesci: appartenervi non può avere il valore di un entusiasmo più o meno giovanile che invariabilmente terminerà.

Non credo di sbagliare sostenendo che l’essere Foulard Bianco è un dono di cui dobbiamo essere riconoscenti al Signore, che noi possiamo o meno scegliere di accettare.

Lourdes, da cui per noi tutto parte e torna, è un mistero che può o non può interessare,ma che sicuramente non si potrà risolvere.

Gli F.B. lombardi, nell’opuscolo “Scout a Lourdes”, sapientemente riportano una frase di Baden: “A Lourdes tutto è mistero, perché tutto è grazia: a noi non resta che ripetere, in ginocchio, adagio, il nostro credo“.

Mistero è, a mio avviso, ancora di più la sofferenza altrui, che può essere accettata, ma mai compresa. L’aver scelto di essere F.B. vuole quindi sicuramente dire scontrarsi giornalmente con questi problemi; con gioia, ognuno con i propri talenti, ma coscienti che l’avere di nuovo formulato la promessa scout come Foulards· Bianchi ha un chiaro significato: aver scelto, e prr la vita, di servire gli ammalati e i giovani, a Lourdes e a casa, secondo lo spirito mariano.

L’articolo di Geppino Gioia – che si trova più avanti –  deve, secondo me; essere inteso come un’esortazione, forse dura ma amichevole, a riflettere sulle proprie scelte e sulle capacità che ognuno di noi possiede di giocare il proprio ruolo nel progetto che il Signore ha per noi.

Proviamo a confrontarci con genitori di handicappati, costretti in un preciso ruolo per tutta la vita.

Quando si attende un figlio, durante la gravidanza, i futuri genitori vivono un processo psicologico inteso a costruire l’immagine del bambino atteso.

Rispetto a questa configurazione spesso c’è una discrepanza nella realtà; ma in caso di bambino portatore di handicap la discrepanza è talmente grande da diventare traumatica, tale da produrre sensi di fallimento.

Ciò che si aspettava come un dono, diviene una punizione; i genitori spesso si chiedono: “Cos’è  accaduto, in cosa abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?“.

Nessuno può risolvere quesiti di questo tipo, ma sicuramente proprio perché chiamati – ma in grado di poter scegliere  – possiamo rispondere come F.B. a questo tipo di problematiche facendocene carico, offrendo a giovani genitori e handicappati occasioni di incontro, di crescita, di servizio gli uni per gli altri.

Ognuno di noi ha poche cose da offrire agli altri, ma se si è coscienti di ciò e si cerca di metterle costantemente al servizio del prossimo, probabilmente la nostra scelta di essere Foulards Bianchi non sarà stata frutto di facili entusiasmi.

Mi rendo conto solo ora che Eugenio (grande “capo redattore”) in realtà  mi aveva chiesto un editoriale su Loreto, ma purtoppo la mia penna sa scrivere poche cose e di testa sua.

Vorrei soltanto ricordare che tutti coloro che sono stati presenti all’ultimo nostro Pellegrinaggio a Loreto, hanno avuto una “buona occasione” per incontrarsi, confrontarsi, senza assistenzialismo, liberi dalla utopia e dalla illusione della “normalità”.

Federico Baiocco
Responsabile Nazionale Foulards Bianchi

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