SPIRITUALITÀ DELLA COMUNITÀ

INTRODUZIONE

Prima di parlare di spiritualità dei F.B. sarà bene definire ciò che vuole essere la COMUNITÀ e ciò che questa Comunità si propone di fare.
La nostra, è per l’esattezza, una Comunità di Rovers e di Scolte, di Capi e di Assistenti che a Lourdes e dovunque si dedicano in modo particolare ai malati, nello spirito dell’assistenza ospedaliera.

La Comunità è dunque un movimento di giovani e di adulti ed ha un doppio scopo: servire i malati, e divulgare tra i giovani l’assistenza ospedaliera
Si tratta dunque di un L:1pe3110 personale e contemporaneamente;nello spirito dello Scautismo, di una apertura verso il prossimo nell’assistenza ai malati e nello apostolato tra i più giovani.

La spiritualità della Comunità deve dunque adattarsi ai giovani restando pur sempre nella linea dell’Hospitalité.

Un movimento di giovani e di adulti al servizio dei giovani
La Comunità fa entrare i suoi membri negli istituti di assistenza ospedaliera; è auspicabile che non si resti a lungo nella Comunità. È dunque compito della Comunità,il preparare i suoi membri a tutte le difficoltà che comporta il passaggio dalla Comunità alla assistenza ospedaliera attive ed in particolare alle differenze di mentalità e di idee, perfino alle differenze di Spiritualità.
Un movimento il cui fine è normalmente l’ingresso all’assistenza ospedaliera attiva.

La Comunità deve prolungare le idee di forza dello Scautismo:

  • servizio e dono di se stessi
  • liturgie e approfondimento della Fede
  • accrescimento della speranza al contatto dei malati
  • vera carità che consiste non nel compiangere ma nel cercare di capire, di sapere di concludere,di passere all’azione.

Un movimento che non rinnega nessuno dei principi dello Scautismo ma che li approfondisce e li rappresenta a Lourdes e altrove.

Per queste ragioni la spiritualità della Comunità va necessariamente pensata nelle tre dimensioni che le sono proprie:

  • Essendo movimento della Chiesa, la Comunità dovrà approfondirne la sua appartenenza
  • Essendo nata in un luogo dedicato a Maria, la Comunità ha bisogno di una spiritualità specificatamente mariana
  • Essendo un movimento specializzato nel servire i malati, la Comunità deve approfondire una spiritualità appropriata ai problemi dei malati, fisici o morali che siano.

1) UNA SPIRITUALITÀ DELLA CHIESA

La Comunità deve anzitutto approfondire la sua appartenenza alla Chiesa che è formata di sani e di ammalati ma alla quale tutti portano la loro fede e la loro santità. Siamo tutti membri della Chiesa e dobbiamo dunque tutti pensa­re ai suoi problemi ed in particolare a quello dell’evangelizzazione. Dobbiamo dunque prestare attenzione a ciò che succede nel mondo per poter conoscere le sue principali esigenze. Dobbiamo anche approfondire il messaggio Divino del Cristo che chiama tutti gli uomini alla vita, la sua vita, ed impegnarci a trasmet­terlo al nostro prossimo. È una necessità per noi trasmettere questo messaggio durante la nostra vita terrena, per non essere solamente “un bronzo risonante o un cembalo squillante”. La nostra appartenenza alla Chiesa esige da noi anche una partecipazione alla Liturgia, simbolo del culto di Dio che dobbiamo adorare e glorificare. Questa partecipazione alla liturgia comporta da parte nostra uno sforzo di adattamento, di aggiornamento e una grande fiducia. Lo Scautismo è stato uno dei primi movimenti che ha trasformato la Liturgia in un attivo mezzo di con atto con Dio che ha liberato da una farragine di polverose esteriorità, il vero senso liturgico.

La nostra appartenenza alla Chiesa ci deve anche rendere attenti ai suoi insegnamenti, che ci vengono dettati o del Papa o dal Concilio. Apparterremo vera­mente alla Chiesa solo quando vivremo realmente con lei sentendo fremere in noi tutti i suoi tentativi o i suoi adattamenti.

2) UNA SPIRITUALITÀ MARIANA

La Comunità è interamente affidata alla Madonna e considera le Vergine sua animatrice e suo esempio.

  • Maria Madre Chiesa
    Ha dato alle Chiese il Cristo che è vita
    Maria è la mediatrice tra il Cristo e la Chiesa; più si conosce le Madonna e più si conosce il Cristo e la sua Chiesa.
  • Maria Donna Ideale
    Creatura come tutte le altre, ma concepita nella mente di Dio con dei privilegi che la pongono al disopra di tutte le creature. È lei la Riparatrice straordinarie dell’errore della prima donna. È lei l’esempio unico dell’amore che Dio aveva onc2pito per gli uomini. È lei il mozzo necessario allo Redenzione, opero del suo divin Figlio.
    Ed ancora creatura vicina 03li uomini che hanno la suo stessa natura.
    La Vergine può dunque capire ed amare gli uomini col suo cuore, un cuore umano.
    Creatura infine tramite lo quale siamo elevati verso l’infinito e attraverso lo quale l’infinito si avvicina a noi. L’umanità sale con Maria verso Dio e Dio attira o sé l’umanità per mezzo di Maria.
  • Maria oggetto della nostra devozione
    La nostra devozione per Maria deve avere una applicazione nella vita: sarebbe altrimenti solo uno “routine” o una forma di superstizione. Una devozione vera, un dirigersi cioè nel senso della missione dello Vergine che intercede, prega e fa da intermediaria. La Vergine è  per noi esempio di fede, di sottomissione a Dio, di adesione al Cristo e di carità per i nostri fratelli.
    La nostra devozione deve tradursi con un riflettersi nella nostra vita, della virtù e della forza della Vergine. Si traduce anche con la preghiera a Maria e in primo luogo con il Rosaio, vera contemplazione, vera interdipendenza di due cuori.

3° UNA SPIRITUALITÀ PARTICOLARE NEI RAPPORTI CON I MALATI

Lo Comunità ha per fine principale il servizio dei malati ed ha dunque bisogno di una spiritualità che corrispondo a questo forma di apostolato. Ci serve in particolare una conoscenza approfondita della mentalità dei malati per poterli aiutare e per poter ricevere da loro le grazie di cui sono certamente depositari: dobbiamo metterci nelle condizioni necessarie na questo scambio.
I malati sono uomini con tutte le responsabilità e i doni propri a tutti gli uomini e anche con il desiderio vivo ed umano di servire in qualcosa all’umanità. Fanno dunque parte, con gli stessi diritti degli altri uomini, dell’umanità sia nel bene che nel male: bisogna lasciar loro quello parte di responsabilità che costituisce in realtà la dignità umana. Bisogna dunque considerare inalati uomini liberi e responsabili e non bisogne limitarli e diminuirli.
I malati sono membri della Chiesa. Hanno dunque nella Chiesa una responsabilità proprio e dei carismi particolari e indispensabili allo sviluppo della Chiesa. I malati devono intraprendere come gli altri le loro santificazione, esercitare la loro libertà religiosa, vivere la loro religione. I malati non hanno necessariamente il nostro modo di vedere e di pensare. Non bisogna perciò imporre loro il nostro modo di vivere e di sentire la Chiesa, qui subentra la nostra delicatezza ed il nostro rispetto delle opinioni del prossimo.
I malati sono i testimoni del Cristo. Se il loro posto nella Chiesa è differente dal nostro non è per questo meno importante. I malati devono essere testimoni di Cristo nelle loro famiglie e nel loro ambiente sociale. Essi hanno le loro grazie particolari. Noi dobbiamo dunque permettere loro di essere testimoni di Cristo. Niente da parte nostre deve poter ostacolare il loro apostolato.
I malati sono nostri alleati anche per quanto riguarda l’evangelizzazione del mondo: non possiamo in nessun nodo limitare la loro responsabilità in questo campo. Da parte nostra dobbiamo essere pronti a raccogliere il messaggio che è affidato loro da Dio e a ricevere qualcosa del Cristo per mezzo loro.

Ci sono però dei malati che hanno bisogno del nostro aiuto. Ma il nostro aiuto non deve minimamente impedire loro uno sviluppo morale libero e una responsabilità propria. Non trattiamo i malati come dei numeri, degli esseri minorati o fastidiosi. Il nostro aiuto non deve essere frutto di condiscendenza o di pietà, ma deve essere per loro un mezzo di apostolato, di elevazione e di grandezza.

LA NOSTRA SPIRITUALITÀ DEVE DUNQUE ESSERE:

  • un’apertura a tutti gli ammalati, una preoccupazione continua, un RADAR sempre in moto, una disposizione autentica del cuore e non un’idea astratta.
  • una disposizione generosa a dimenticarci, sparire per permettere loro di aprirsi, distendersi ed integrarsi.
    Non dobbiamo mai imporci, anche se il desiderio di farlo proviene da un buon sentimento.
  • una testimonianza della carità del Cristo, che non forza mai la libertà, che sostiene nella lotta, nel rinnovamento della Fede, che facilita ai malati un avvicinamento al Signore e a Maria. Una carità che non è apparenza.
  • uno Scautismo vissuto in questa linea di azione e cioè uno Scautismo sempre al servizio del prossimo, sempre in ascolto e sempre rivolto all’ideale. Uno Scautismo che deve rappresentare tutti i ragazzi del movimento e che ha le preoccupazioni, i problemi, le ricerche, le incertezze e anche gli errori di tutto il movimento.

Questi pensieri li abbiano voluto esporre in maniera molto schematica, per dare a tutti la opportunità di meditarli, di discutere sui di essi nei vari momenti ed incontri, di renderli concreti nella vita personale.

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