LA CONTESTAZIONE A LOURDES? (1970)

È arrivata anche a Lourdes la contestazione giovanile? Non sono in grado di affermarlo, ma sono certo che é in arrivo, la sento nell’aria e la ritengo or­mai un evento logico.

Uno scrittore cattolico ha detto che é finito il Medioevo della Chiesa; per­ciò in questa nuova visione, a mio modesto parere, la contestazione diventa una necessità.

Il mondo cattolico è in trasformazione e con esso tutto un ridimensiona­mento di valori, con un maggior adeguamento alle esigenze sociali e intime del mondo, soprattutto per quanto concerne la gioventù, il mondo del domani.

È un mondo che punta diretto all’essenziale trascurando, per la verità, certi va­lori, certe forme esteriori che per anni erano ritenute piedestallo di una fede e che ora si stanno sgretolando.

I giovani, parlo di quelli sinceri e onesti e ringraziando Dio ce ne sono for­se di più che ai nostri tempi, hanno dichiarato guerra ali’ autoritarismo, alla ipo­crisia, ad un paternalismo così contrastante con la carità.

Sognano una “Chiesa dei poveri” veramente e non solo a parole e rifiutano certe forme di culto così care a noi adulti, ma da loro giudicate superate.

Per la verità anch’io le giudicavo superate, e non solo quando ero giovane, ma in tutti questi anni in cui ho vissuto accanto ai giovani e per i giovani. Men­tre mi sforzavo di presentare, io Capo Scout, ad un quindicenne una fede for­te, cosciente, poi lo portavo ad una processione, prova inaudita di sacrificio per un giovane, sottoponendolo ai commenti delle vecchiette che sempre fann9 ala in quelle manifestazioni.

Anch’io le giudicavo fuori tempo queste cose, ma non osavo dirlo: i giova­ni di oggi invece osano.

Ora io penso che questo disagio giovanile, se guidato da rette intenzioni, sia giusto; e sia ora di fare un esame approfondito. Rinnovare e rinnovarci.

Non è più dei giovani il credere ciecamente ad un oratore, solo perché è su un pulpito. Essi sanno bene distinguere il vero vangelo da quelle che sono le opinioni personali del predicatore stesso.

Così talvolta alla Grotta di Massabielle i predicatori sanno strappare le la­crime ai fedeli. È un dono di Dio l’oratoria, ma può anche essere una truffa, che fa leva sul momento e sull’emotività degli uditori.

Questi sentimenti sono poi sinceri?

Il bisogno, talvolta esasperato, dei giovani alla critica ed al voler rendersi conto a tutti i costi, é in contrapposizione ad un mondo, siamo sinceri, il no­stro, troppo facile a credere, ad accettare, a seguire.

Anche questo loro atteggiamento può essere un bene, se quanto da essi as­similato e capito intimamente lo pagheranno di persona, perché alle convin­zioni dovranno seguire adeguate azioni.

Dalla gerarchia, soprattutto quella ecclesiastica, i giovani desiderano giu­stamente un concetto di base più pastorale ed apostolico.

L’ipocrisia?

C’é sempre stata e purtroppo sempre ci sarà, ma i giovani ne hanno il terrore e talvolta per il timore di caderci non si lanciano a fondo nel bene.

Senza dubbio molti fra il personale di un pellegrinaggio non hanno saputo cogliere lo spirito ed il messaggio di Lourdes. È fatale anche questo.

Hanno perso delle buone occasioni.

Taluni poi ritornano puntualmente ogni anno, ma forse con la stessa disposizione di spirito che diventa, in fondo, una routine, che fa chic.

Visto con lenti scure e fosche, l’andare a Lourdes, dormire poco, affaticar­si molto, dimenticare divertimenti, sottoporsi a disagi, può anche essere bello, soprattutto perché si sa che é effimero, che si esaurisce cioé nel giro di una set­timana.

Guai a pensare che questo debba trasformarsi in una condizione per­manente della no.stra vita.

Si romperebbe l’incanto e diventerebbe una scelta reale, mentre invece noi lo riteniamo un atto accessorio e momentaneo: utile o inutile a seconda di chi lo usa, ma comunque mai definitivo.

Attenzione però: dal!’ altra parte vi sono delle persone che hanno questo re­quisito e cioé sono in condizione permanente di sacrificio e ce l’hanno inchio­data addosso, senza possibilità di scelta…

Contestazione? Certo.

Non possiamo cadere nell’equivoco che una settima­na passata a Lourdes, sia pur vissuta con i carismi dello spinto cristiano, sia di per sé bastevole a giustificare tutto il resto della nostra vita, nella passiva ac0 cettazione delle regole di un mondo ingiusto.

Nel brano evangelico dell’uomo che tornava da Gerico e fu assalito dai ladroni, ciò che impedì al sacerdote pri­ma e al fariseo poi di soccorrere l’aggredito, non fu tanto la loro insensibilità, quanto la loro condizione di essere distaccati, essere lontani dalle esigenze di• chi aveva bisogno del loro aiuto.

Servire significa appunto mettersi allo stesso livello di chi soffre, andare incontro alle aspettative umane, alle ansie, alle·spe­ranze. In poche parole compromettersi, e cioè scendere dal piedestallo, annul­
lando le sovrastrutture della nostra personalità. Compromettersi e cioé_ com: piere una scelta, non Iitrattabile a seconda dei capricci della moda e delle cir­costanze.

Èquesta, a parer mio, la diversità essenziale tra il nostro servizio ‘lourdia­no’ visto come accessorio, che potrebbe essere anche un atto di egoismo, e il servizio visto come scelta che comporta una compromissione.

A Lourdes questa scelta si presenta nella sua drammaticità e vale p·er tutti: vescovi, predicatori, cappellani, dame, barellieri, scout e pellegrini.

La scelta. Oggi nonè un atto facoltativo, ma un imperativo sottinteso nel fatto stesso che siamo cristiani.

Non compierla significa rinunciare alla Carità e cioè alla Salvezza.

Luciano Ferraris
Responsabile Nazionale Foulard Bianchi

TIMELINE

CRONOLOGIE